Pignoramento di una quota societaria “ceduta” ad una fiduciaria. Analisi di un caso.

Con il presente contributo tratterò di un caso deciso dal Giudice del Registro delle Imprese del Tribunale di Torino, con ordinanza del 3 giugno 2016. Il caso è stato riportato sul Sole 24 Ore ® del 3 ottobre 2016.

Una s.r.l., socia unica di un’altra società di capitali, intestava la sua partecipazione totalitaria ad una fiduciaria. L’intestazione della quota veniva regolarmente iscritta a Registro delle Imprese.

Come noto, dopo le modifiche apportate dall’art. 16, comma 12 quater , lett. a) del D.L. 29 novembre 2008, n 185 (convertito, con modificazioni, con Legge 28 gennaio 2009, n. 2) all’art. 2470 c.c., la cessione della partecipazione ha efficacia dalla data del deposito a Registro delle Imprese e non più dalla data di iscrizione a libro soci dell’atto di trasferimento.

La s.r.l. – socia unica della società la cui partecipazione era stata oggetto di cessione alla fiduciaria – era debitrice nei confronti di alcuni soggetti (persone fisiche e giuridiche).

Tra questi, alcuni avevano avviato azioni esecutive nei confronti della s.r.l. In particolare una società creditrice della s.r.l. gli aveva notificato un atto di pignoramento della quota. L’atto di pignoramento, da quanto risulta, sarebbe stato poi trascritto nella Conservatoria un mese dopo il perfezionamento della “cessione” della partecipazione.

In sostanza, la vicenda processuale de quo trae origine dal ricorso della società debitrice (la s.r.l. cedente), la quale aveva chiesto al Conservatore di cancellare il pignoramento perché successivo alla iscrizione della “cessione” della partecipazione. Il dubbio sull’individuazione del legittimato passivo (fiduciante o fiduciario) titolare effettivo delle partecipazioni al momento della notifica dell’atto di pignoramento indusse il Conservatore a rivolgersi al Giudice del Registro perché emettesse gli opportuni provvedimenti.

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Ciò premesso, occorre anzitutto sottolineare come il caso in esame riguardi, in sostanza, un’ipotesi di inefficacia del pignoramento, peraltro contestato con uno strumento processuale errato, come lucidamente affermato anche dal Giudice del Registro. Infatti, la causa avrebbe dovuto incardinarsi non avanti il Giudice del Registro delle Imprese bensì davanti al Giudice dell’Esecuzione presso il Tribunale di Torino[1].

Venendo al merito della questione, ritengo che, per risolvere il caso, occorra rispondere alle seguenti domande.

Anzitutto occorre chiedersi se la fiduciaria acquisti, successivamente al perfezionamento della “cessione”, la titolarità della partecipazione, con tutti i diritti e gli obblighi inerenti alla quota medesima? In altri termini ancora, si può dire che la fiduciaria risponda con il proprio patrimonio delle vicende inerenti la quota a lei intestata?

Per rispondere a tali interrogativi, è bene ricordare come secondo un orientamento consolidato della Suprema Corte di Cassazione (Cass. 21 maggio 1999, n. 4943; Cass. 14 ottobre 1997, n. 10031):

  1. l’accordo in forza del quale le società fiduciarie sono abilitate ad “assumere l’amministrazione dei beni per conto di terzi” è un contratto nominato e ad esso è applicabile in via analogica (o diretta) la disciplina del mandato senza rappresentanza;
  2. i fiducianti sono gli effettivi proprietari dei “beni” da essi affidati alla società fiduciaria.

Sulla base dei medesimi presupposti sopra brevemente illustratisi può quindi dire che alla fiduciaria è attribuita non la titolarità ma soltanto la legittimazione all’esercizio dei diritti connessi alla quota di partecipazione.

Siffatti diritti saranno esercitati dalla fiduciaria in nome proprio ma per conto del fiduciante e quest’ultimo può rivendicare la titolarità della quota acquistata per suo conto dalla società fiduciaria.

Poiché il rapporto fiduciario è qualificabile come mandato senza rappresentanza e regola i rapporti interni tra fiduciaria e fiduciante, esso non rileva nei rapporti nei confronti della società e degli altri soci, di cui sia socia la fiduciaria, per i quali il soggetto a cui imputare diritti ed obblighi societari deve essere solo il titolare formale.

Fatte queste doverose precisazioni, sembra chiaro che, nel caso di specie, non si possa nemmeno parlare strictu sensu di trasferimento di partecipazione, bensì appunto di “intestazione di quota” alla fiduciaria. Di conseguenza, l’acquisto della quota a favore della fiduciaria, seppur pubblicato a Registro Imprese, non può avere come effetto quello di trasmettere alla società fiduciaria quei diritti e doveri inerenti alla quota, propri del titolare.

La quota intestata alla fiduciaria rimarrà pur sempre nella titolarità della s.r.l. intestante.

Da quanto precede, si possono trarre alcune conclusioni. Posto che alla fiduciaria è riconosciuta soltanto una legittimazione ad esercitare in nome proprio un diritto del mandante, che ne conserva l’effettiva titolarità, ne deriva che le azioni e le quote intestate a società fiduciarie non entreranno mai a far parte del loro patrimonio, né possono essere sottratte ai creditori.

Questo non significa però che l’operazione di intestazione fiduciaria – di per sé legittima – sia sempre lecita.

Talvolta accade infatti che venga utilizzata al solo fine di danneggiare i terzi o creditori (attuali o potenziali).

Ad esempio, non è infrequente assistere ad azioni giudiziarie nelle quali un creditore contesta al debitore, socio di una determinata società, di aver intestato la partecipazione al solo fine di diminuire la garanzia del credito oppure per eludere l’applicazione di una determinata norma di legge.

In particolare, in giurisprudenza si legge che se con l’intestazione fiduciaria dell’intero capitale azionario si ha l’effetto di sottrarre il fiduciante alla responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali a carico dell’unico azionista di cui all’art. 2362 c.c., si ha un contratto in frode alla legge. In tal caso, la giurisprudenza ha affermato che l’operazione di intestazione fiduciaria è colpita da nullità ai sensi dell’art. 1344 c.c., con la conseguente applicazione della norma fraudolentemente elusa. Nella fattispecie i giudici del merito, ritenuto che l’azionista di una società aveva ridotto la sua partecipazione sociale ad una misura infinitesimale, pur continuando a mantenere la titolarità delle azioni a titolo meramente fiduciario, e ciò per assicurare all’altro socio, che disponeva sostanzialmente dell’intero capitale azionario, l’esenzione dalla responsabilità personale per le obbligazioni della società, avevano dichiarato nulla tale intestazione fiduciaria, perché in frode alla norma imperativa dell’art. 2362 c. c., con la conseguente affermazione di responsabilità del socio fiduciante verso un creditore sociale (Cass. 29 novembre 1983, n. 7152).

Nello stesso senso si veda la pronuncia del Giudice Istruttore di Verbania del 21 aprile 1993 secondo cui è nullo perché in frode alla legge il negozio con cui una persona fisica, la quale possiede da sola tutte le quote del capitale di una società a responsabilità limitata, affida fiduciariamente le predette quote a una società fiduciaria al fine di sottrarsi alla responsabilità illimitata per le obbligazioni sociali.

Da segnalare come la frode alla legge è riconosciuta tutte le volte in cui viene accertata una violazione (rectius: elusione) di una norma imperativa di legge. Diversamente, la giurisprudenza è portata ad escludere la frode qualora non venga accertata la violazione di una norma imperativa di legge, e ciò anche a prescindere dal danno effettivamente cagionato (al riguardo, si veda Cass., 7 marzo 2014, n. 5407).

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Per concludere, in relazione a quanto sopra esposto, si può dire che il caso in esame sia in qualche modo paradigmatico di un equivoco di fondo. La “cessione” ad una fiduciaria non priva il mandante (originario titolare della partecipazione) dei diritti e obblighi inerenti alla partecipazione. Esso rimarrà quindi il titolare effettivo della partecipazione intestata alla fiduciaria.

Per quanto riguarda il pignoramento, dopo la pubblicazione dell’intestazione fiduciaria a Registro Imprese, in base agli orientamenti esaminati, la legittimazione attiva e passiva  dinnanzi ai terzi inerente alla quota spetterà senz’altro alla società fiduciaria.

Sotto un profilo squisitamente processuale, però, l’esecuzione potrà però avvenire soltanto sul patrimonio della mandante e non su quello della fiduciaria. Il creditore, consapevole dell’intestazione alla fiduciaria, sarà tenuto quindi ad instaurare una procedura esecutiva nelle forme del pignoramento presso terzi.

 

[1] In tal senso, si veda infatti quanto previsto dall’art. 615 c.p.c. il quale stabilisce che “quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata” (c. 1) questa si propone al giudice dell’esecuzione, se l’esecuzione è già iniziata (c. 2), altrimenti si propone al giudice del luogo dell’esecuzione (c.1), qualora essa non sia ancora iniziata (e cioè in base ai criteri di cui all’art. 27 c.p.c.).